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L’etichetta degli alimenti come il bugiardino dei medicinali ?

Le principali novità del nuovo regolamento europeo adottato a settembre 2011

Si è conclusa la settimana scorsa la sesta edizione della Convention Nazionale sulla Sicurezza Alimentare SICURA QSA coordinata, per quanto riguarda i contenuti tecnico-scientifici, dall’ASL di Modena. Tra i seminari più interessanti da segnalare quelli sull’etichettatura degli alimenti e in particolare relativi ai claims nutrizionali e alla nuova normativa europea che, approvata a luglio di quest’anno, apporterà qualche importante novità degna di nota.

Il 29 settembre il Consiglio UE ha infatti adottato un nuovo regolamento sulle informazioni alimentari che arriverà a pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, secondo gli esperti, a fine 2011.

Diversi gli aspetti presi in considerazione nella nuova normativa: dalla dichiarazione sul contenuto nutritivo (tabelle nutrizionali) agli allergeni, alla tanto ambita “origine” delle materie prime (ma soltanto per alcuni alimenti) fino all’indicazione sulla scadenza, alla leggibilità ecc. ecc..

Le tabelle nutrizionali, che fino ad ora erano facoltative, diverranno  obbligatorie per quanto riguarda contenuto energetico (eccetto che per alcuni alimenti come ad esempio quelli non trasformati), percentuale di grassi, grassi saturi, carboidrati, zuccheri, proteine e sale. Gli allergeni dovranno essere evidenziati graficamente nell’elenco degli ingredienti  e tali informazioni,  fino a d’ora obbligatori per i prodotti alimentari preimballati, saranno obbligatorie anche per i prodotti alimentari non preimballati. Ciò significa che il requisito di informazione si applicherà anche ai prodotti alimentari venduti nei ristoranti e presso altri esercizi di ristorazione. Gli Stati membri potranno adottare misure per decidere in che modo l’informazione dovrà essere fornita al consumatore.

Attualmente, l’indicazione del paese d’origine è obbligatoria per le carni bovine e alcuni altri prodotti, quali il miele, la frutta o l’olio d’oliva. Il nuovo regolamento estende l’applicazione di tale norma alla carne fresca o congelata delle specie suina, ovina, caprina e al pollame. Solo in futuro e solo dopo appropriate valutazioni d’impatto (costi/benefici) tale obbligo potrà essere esteso anche ad altri prodotti come altri tipi di carne, il latte, alimenti non trasformati ecc.

Rispetto all’indicazione sulle scadenze degli alimenti è previsto che la Commissione potrà adottare regole più precise sulle modalità da utilizzare per indicare il termine minimo di conservazione. La data di scadenza dovrà essere presente anche sui prodotti confezionati singolarmente, inoltre gli alimenti congelati quando sono venduti scongelati devono essere accompagnati dalla dicitura “scongelato”. La carne, le preparazioni a base di carne e i prodotti ittici non trasformati devono recare la data della prima congelazione.

Riguardo alla leggibilità, le informazioni alimentari devono essere presentate in modo da essere facilmente visibili, chiaramente leggibili, non nascoste da slogan e altre informazioni pubblicitarie, e in chiaro contrasto rispetto allo sfondo. Per quanto riguarda la questione specifica della leggibilità, il legislatore dell’UE ha concordato un corpo minimo per i caratteri utilizzati in etichetta (es. 1,2 mm oppure 0,9 mm se le confezioni presentano una superficie inferiore a 80 cm2).

Un preciso e non casuale richiamo si fa anche alla legislazione degli Stati membri, sottolineando che le norme nazionali relative ad aspetti non ancora regolamentati a livello europeo non devono ostacolare la libera circolazione delle merci nel mercato unico, e soprattutto non devono discriminare i prodotti realizzati in altri Paesi.

Questa nota potrebbe suonare ormai come l’ennesimo monito all’Italia che già all’inizio di quest’anno aveva fissato con un’apposita legge  l’obbligo per tutti i prodotti alimentari commercializzati, trasformati, parzialmente trasformati o non trasformati di riportare in etichetta l’indicazione del luogo di origine o di provenienza e l’eventuale utilizzazione di ingredienti OGM (L. 3 febbraio 2011, n. 4). Tale legge d’altra parte non è mai stata operativa, in quanto sarebbero dovuti essere emanati decreti applicativi di ogni filiera che non sono mai stati emanati e probabilmente mai lo saranno.

La nuova normativa, che modificherà sensibilmente le regole sull’etichettatura degli alimenti attualmente in vigore, prevede senz’altro una migliore informazione per i consumatori che potranno compiere scelte più consapevoli e in taluni casi più salutari e mirate nell’acquisto dei cibi, ma non occorre confondere il concetto di informazione con quello della salubrità.

In particolar modo, l’indicazione dell’origine dell’ingrediente/materia prima o del prodotto poco o nulla ha a che fare con il concetto di sicurezza alimentare e qualità. Quindi ben vengano le informazioni, ma manteniamo un sano senso “critico” in relazione alle informazioni di cui potremmo disporre tra qualche tempo.

C’è ancora un po’ di tempo per pensarci: dopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, gli operatori avranno tre anni di tempo per uniformarsi alle nuove regole, cinque anni per le norme relative all’informazione nutrizionale.

Censimento 2011. Pronti per partire.

Domenica prossima, 9 ottobre 2011, sarà il giorno in cui avverrà il Censimento Generale della Popolazione, che ogni dieci anni conta gli italiani e coglie i cambiamenti in atto nel Paese.

Il censimento nel tempo è cambiato, così come è cambiata l’Italia che fotografa.

Nel 1861, anno del primo censimento, si contavano 22 milioni 182 mila italiani. Il modulo era destinato ai “focolari”, case e ospedali, e tra i membri della famiglia si contavano le balie, i dozzinanti e gli ospiti a pagamento. Già con l’edizione successiva, che coinvolgeva 27 milioni 304 mila persone, si sono introdotte le prime novità nel questionario: spuntava infatti la domanda “Sa leggere e scrivere”, che ha permesso di scoprire che il 78% degli italiani era analfabeta. Con il tempo sono stati indagati sempre più aspetti e le domande si sono adeguate alla realtà che, attorno all’istituto nazionale di statistica, cambiava sempre più freneticamente.

Nel 1901 comparve il menù delle professioni, nel 1911 si chiese la religione, nel 1922 lo stato civile (coniugato, separato legalmente, divorziato). Nel 1931 comparvero per la prima volta termosifoni, latrine e cucine a gas. Nel 1951 si iniziò a chiedere il titolo di studio; risultarono 420 mila analfabeti, 13 milioni di italiani con la licenza elementare, 2 milioni e mezzo con la licenza media, 1 milione e mezzo di diplomati, e 422 mila con la laurea. Via via, sono state considerate le docce, le vasche, i posti auto; nel 2001 compare la professione “Call center”. Nel 1981 iniziano a registrarsi gli immigrati.

E siamo arrivati al 2011, anno del 15° censimento. Il censimento dei 60 milioni di italiani, che conterà i cellulari, l’accesso al web, i condizionatori, e che per la prima volta terrà in considerazione le convivenze.

Questa edizione si contraddistingue anche per le novità introdotte dal punto di vista organizzativo: mentre prima i questionari erano distribuiti e raccolti dai rilevatori, quest’anno sono stati inviati prevalentemente via posta ed è previsto un sistema multimodale per la loro raccolta: i rispondenti infatti possono scegliere di restituire i questionari via web, oppure tramite i centri di raccolta distribuiti nel territorio nazionale.

Per sperimentare le nuove strategie, è stata effettuata unindagine pilota che ha coinvolto 82.735 famiglie di 31 comuni.

Gli esiti della rilevazione pilota sono interessanti anche per la ricerca di mercato, in quanto servono a dimostrare in maniera indiretta l’efficacia dell’utilizzo del web per la somministrazione dei questionari.

Appena il 9%, di fronte alla possibilità di scegliere, ha utilizzato il web per compilare il questionario.

Ci troviamo però di fronte ad un “compilatore” istruito, che ha un’istruzione medio-alta nell’81% del casi e svolge un’attività lavorativa a media-alta specializzazione nel 43% dei casi. Sono uomini (78%), mediamente di 49 anni.

È comunque interessante vedere come si tratti ancora, purtroppo, di una piccola percentuale della popolazione.

Conoscete sempre cosa mettere nel carrello della spesa?

Sistemi di gestione aziendale e controllo dei fornitoriNon sempre prendendo in mano un prodotto dallo scaffale del supermercato è facile capire se possiede proprio tutto quello che promette di avere leggendo solo l’etichetta. Le regole della corretta etichettatura sono infatti spesso sconosciute sia ai consumatori (ed è più che plausibile che sia così) ma anche ai produttori, che spesso improvvisano o pensano che “trascrivere” da un altro produttore che più o meno fa lo stesso prodotto sia sufficiente.

E voi, sapete leggere le etichette?

La correttezza e la trasparenza dell’etichetta è molto importante per il consumatore, che deve potersi orientare tra i vari prodotti senza incappare in spiacevoli sorprese, specialmente se deve sottostare a particolari regimi alimentari dovuti a intolleranze, allergie ecc. oppure semplicemente per non essere ingannato sulle particolari proprietà degli alimenti che sta acquistando.

Nonostante esistano normative parecchio precise in tema di etichettatura chiunque di voi si accorge di quanto spesso si trovino in tv, nei giornali e sui prodotti stessi, frasi e messaggi che decantano le speciali caratteristiche e “promesse”.  Le più gettonate in assoluto sono quelle salutistiche (ad esempio meno grassi, meno zucchero , senza colesterolo ecc.).

Ma sarà davvero così ?

Basti pensare che nel 2010 l’80% dei claims salutistici (ad esempio “riduce il colesterolo”, “fa crescere i capelli” e tanti altri) sottoposti al giudizio dell’EFSA (European Food Safety Authority) ha ricevuto una sonora bocciatura.

Certe diciture quindi non sono propriamente trasparenti e corrette, anzi spesso possono rivelarsi ingannevoli, poiché suggeriscono caratteristiche particolari che il prodotto in realtà non ha o che come lui hanno tutti gli altri prodotti analoghi di altri brand.

Da anni lavoro come consulente per la qualità e la sicurezza alimentare e spesso mi è stato chiesto di  concepire le etichette alimentari per svariati prodotti, dalla carne all’ortofrutta passando per la piadina romagnola e la pasta fresca all’uovo.

Già da tempo l’etichettatura degli alimenti è oggetto di una nutrita normativa sia italiana che europea in continua evoluzione, da una parte perché le continue scoperte scientifiche su materie prime e/o ingredienti ne richiedono un aggiornamento, dall’altra i numerosi scandali alimentari stanno sensibilizzando molto i consumatori, che giustamente si pongono il problema di ciò che mettono nel carrello. L’etichetta diventa perciò uno strumento indispensabile per informare e promuovere efficacemente il prodotto.

Nella funzione informativa rientrano per lo più tutti quegli elementi che più o meno vedete campeggiare sulla quasi totalità dei prodotti, dico quasi perché spesso per ogni tipo di alimento possono esserci delle eccezioni e/o delle normative particolari di applicazione. Tra questi ad esempio gli ingredienti, la data di scadenza, il peso, la denominazione commerciale ecc..

L’indicazione di ognuno di questi elementi è quasi sempre obbligatoria e deve rispettare determinate “regole” di  indicazione a partire dalle dimensioni dei caratteri, alla posizione sull’etichetta/imballaggio ecc.

Il danno economico di una sanzione sull’etichettatura non è ancora percepito dovutamente dalle aziende produttrici, perché spesso si pensa alla sola multa che si dovrà corrispondere, ma non  si pensa invece a tutte le ripercussioni che questo potrebbe avere sui processi produttivi: incarti in scorta da smaltire, riconfezionamenti da effettuare ecc. Lo sanno bene alcune multinazionali del food che ogni tanto si trovano a scontrarsi con qualche sentenza che li condanna a pagare sanzioni per indicazioni “non corrette” sulle confezioni dei loro prodotti o nei loro slogan pubblicitari.

Sicuramente non è facile come abbiamo visto muoversi su questo fronte sia per i consumatori che per i produttori certo è che tutti i mezzi di comunicazione (nessuno escluso direi) si muovano a senso unico: tanta visibilità e pubblicità ai prodotti con doti miracolose  e poco o niente informazione sullo “smascheramento” delle etichettature e messaggi ingannevoli.

I commercianti ritornano a scuola (e si parlano con l’email)

La lezione ai commercianti di Ozzano Emilia

Dodici dovevano essere e dodici sono stati. Il presidente e il vicepresidente del comitato commercianti hanno invitato tutti i componenti per email e nel giro di due settimane la data era confermata. Il luogo ce l’abbiamo messo noi, ospitandoli in una delle aule di informatica di Iscom Group. Hanno ascoltato la lezione in religioso silenzio, intervenendo solo alla fine della mia (lunghissima) introduzione. “Voglio dirvi perché sono molto felice di vedervi tutti qui” gli ho detto alla fine. “E’ dal 2007 che gestisco gruppi di commercianti per la realizzazione di portali web del commercio ed è la prima volta che non ho dovuto spiegare l’abc del computer da come si accende a come si aprono due pagine contemporaneamente sul browser. Vi sembra poco? Beh, non lo è. Ve l’assicuro” ho affermato con un ampio sorriso.

Anche nel commercio qualcosa si muove: lo sento. Fino a qualche tempo fa un commerciante che avesse dimestichezza con il pc era davvero una rarità. Più volte mi sono sentita dire: “A cosa serve essere su internet con il mio negozio? Io il pc non ce l’ho”.

I commercianti di Ozzano invece, promotori del portale web Ozzano Shopping erano preparati, informati e pronti a cogliere l’opportunità del web.

Non solo: la lezione che ho tenuto li ha introdotti alla gestione autonoma delle pagine del loro portale, cosa resa possibile dalla piattaforma Wordpress, totalmente gestibile anche da chi geek non è.

Ho parlato loro di come la passione per il loro mestiere (dalla sfoglina al barista, dal fotografo al macellaio) potesse diventare il vero “motore” del portale, che attraverso la loro esperienza avrebbero potuto comunicare gli aspetti più “di nicchia” della loro professione.

Da questo punto privilegiato di osservazione e considerando la mia esperienza passata posso concludere che ora i commercianti sono pronti a raccogliere la sfida del web e non parlo solo di giovani o intraprendenti imprenditori, ma mi riferisco a tutti i commercianti e gli artigiani, a qualsiasi categoria merceolgica appartengano.

Cominciamo a parlargli seriamente di Foursquare, Groupon e QR code. E’ arrivato il momento.

Si aprano le danze!

La curiosità del dato statistico per l’efficacia del business

Il mondo dei numeri: conoscere per governare”è il titolo dell’incontro svoltosi ieri al Meeting di Rimini e al quale ho partecipato, attirata dalla presenza del Presidente di ISTAT, Enrico Giovannini e del Professore di Statistica Sociale all’Università degli Studi di Bologna nonchè Direttore di AlmaLaurea, Andrea Cammelli.

L’introduzione di Carlo Lauro, ordinario di Statistica all’Università di Napoli, che ha spiegato l’importanza di dati statistici per fare scelte in campo economico, sociale e politico è parsa subito interessante. In sostanza l’utilità dei dati sta nello svolgersi di un processo di informazione e conoscenza, che schematizzerei in questo modo:

DATI      >        INFORMAZIONI        >         CONOSCENZA         >          SCELTE

I dati, analizzati adeguatamente (significato), forniscono delle informazioni che insieme ad altri elementi già assodati, portano alla conoscenza di un fenomeno complesso e quindi forniscono indicazioni utili per effettuare scelte adeguate, in riferimento a obiettivi di ordine economico o di aumento del benessere per una collettività.

Il presidente dell’Istat, Giovannini, ha esordito rivolgendosi al pubblico numeroso presente in sala: “Alzi la mano chi ritiene che l’attuale difficile situazione economica stia indicendo molto negativamente sulla situazione delle famiglie italiane”. Di fronte all’unanime alzata di mano ha posto un’altra richiesta. “Alzi la mano chi ritiene che la situazione economica attuale stia incidendo molto negativamente sulla propria famiglia”; erano circa la metà quelli che hanno alzato la mano, ma non tutti come nel primo caso. Ha usato questo esempio per dimostrare come la statistica serva per andare oltre alla propria visione di un fenomeno e non solo (questo è un mio pensiero) a superare stereotipi o preconcetti che i mass media contribuiscono molto spesso a creare.

Con molti esempi di analisi di dati contenuti in “Italia in cifre”, opuscolo distribuito a tutti e disponibile on line sul sito www.istat.it, realizzato in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, Giovannini ha dimostrato come anche nell’esame dei dati, così come nell’approccio alla realtà, occorra non fermarsi all’apparenza, ma sia necessaria la considerazione e l’attenzione di tutti i fattori sia evidenti sia nascosti. Ad esempio la crescita della popolazione italiana negli ultimi decenni è stata accompagnata da una crescita più che proporzionale del numero di famiglie e perciò si registra un calo nella numerosità media di componenti per famiglia. La conseguenza è che nel bilancio economico familiare i costi fissi (affitto, utenze, mutuo), incidono in maniera più pesante di quanto non era nei decenni precedenti.

Altri esempi sono stati riportati da Cammelli che, nel presentare i risultati relativi al mondo accademico, ha descritto uno scenario ampio e articolato, che non può essere ridotto al profilo di laureati che non trovano lavoro.

Entrambe gli interventi li ho letti come un invito al ricercatore e al destinatario e utilizzatore delle statistiche a mettere in discussione il proprio lavoro.

Certamente è più facile indicare quello che debbono fare gli altri piuttosto che mettere in discussione quello che è nostro compito. Quindi mi pare che il destinatario, cioè colui che utilizza le statistiche per scelte che coinvolgono un’azienda o una collettività, sia esso un imprenditore o sia un amministratore pubblico, non possa saltare due elementi importanti: la comprensione delle informazioni, cioè l’ascolto del significato dei dati e l’inerenza delle scelte secondo quanto indicato dai dati.

Forse più arduo o comunque più impegnativo mi sembra, forse perché lo conosco maggiormente, il compito del ricercatore, che non può “saltare” i seguenti passi:

1) il controllo del processo di acquisizione dei dati per ridurre al minimo l’errore di rilevazione (nelle indagini) e la provenienza (attendibilità della fonte) dei dati desk;

2) la misurazione dell’errore statistico (rappresentatività del campione, varianza) compresa l’ammissione a non poter utilizzare strumenti di analisi quantitativa per certi fenomeni;

3) l’elaborazione corretta secondo modelli di analisi corrispondenti agli obiettivi definiti in sede di progettazione.

4) la lettura e interpretazione dei dati, finalizzata a contribuire alla conoscenza di un fenomeno per arrivare a scelte che tengano conto di tutti i fattori in gioco.

L’elemento comune è un invito alla “curiosità”, ad andare oltre all’apparenza, ad ammettere la difficoltà alla comprensione della complessità e a ricercare comunque dei risultati certi.