Tutti i dati relativi agli anni critici 2008 e 2009 dicono che alle vacanze non si rinuncia: si riduce il numero dei giorni, si scelgono mete meno costose, soprattutto per il trasporto e l’alloggio, si cercano le offerte (anche se poi non necessariamente si acquista solo low cost), si riducono le spese accessorie …ma non si rinuncia.
Solo per citare due fonti con dati 2009: Osservatorio sul turismo giovanile le famiglie che nel 2009 hanno fatto almeno una vacanza di 4 giorni con i figli sono ben l’86% e Impresa Turismo ( ISNART) nel 2009 gli italiani hanno così svolto, complessivamente, 94,2 milioni di vacanze, di cui 71,7 milioni nelle destinazioni di casa nostra e 22,5 milioni in quelle estere. Rispetto al 2008, dunque, gli italiani hanno effettuato circa lo stesso numero di vacanze (+0,8%).
Perché? Secondo Monica Fabris “il viaggiare è un piacere consumistico a cui non si rinuncia”.
Questo non riguarda solo le vacanze nel villaggio turistico o in crociera, infatti è consumo anche il viaggio fai da te organizzato tramite il web, anzi in questo caso si aggiunge il piacere dello shopping e degli acquisti in saldo.
Si tratta però di un edonismo che la Fabris definisce maturo, perché è permeato da alcuni valori etici legati soprattutto alla sostenibilità non solo ambientale, ma anche culturale e sociale.
L’attenzione a questi temi da parte degli operatori è un elemento di differenziazione dell’offerta, su cui molto spesso si costruisce la percezione di soddisfazione del consumatore/turista, anche se non è ancora un fattore di scelta primaria. In questo delicato equilibrio tra consumo e etica il proliferare ad esempio dei cartellini per risparmiare acqua e energia sul lavaggio degli asciugamani non è la risposta che si attende il turista consapevole.
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