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Internet better life è vero!

La partecipazione al panel della seconda giornata di Toscana Lab è stato proficuo: molti spunti e parecchie conferme.

Innanzitutto, ho avuto la conferma che il turismo sta vivendo un profondo cambiamento generazionale, non tanto tra gli operatori, ma tra chi studia e si occupa di turismo da consulente, ricercatore, esperto.

Non ci si deve quindi stupire se l’approccio sia diventato integrato, se si proclama di voler avere una nuova attenzione nella raccolta e nell’elaborazione dei dati o nella identificazione di elementi descrittivi del fenomeno.

Questo ricambio è generazionale, nel senso stretto del termine: i guru stanno andando in pensione,  inoltre molti ricercatori provenienti da settori “limitrofi” hanno cominciato ad occuparsi di turismo. Ieri, alla conferenza, alcuni degli interventi più interessanti sono partiti con la premessa: “Io non mi occupo abitualmente di turismo”.

Anch’io ho fatto questo percorso  e sono convinta che ci sia spazio,  soprattutto per le contaminazioni positive che ne possono scaturire. La settarietà degli esperti del turismo la darei per sorpassata.

Fatta questa premessa riporto alcune note generali:

  1. “I dati non devono essere tenuti, ma dati” sostiene Stefano Vitta. Internet better life  vale anche per la divulgazione, che assume nuovi significati. Tante volte ha riscontrato la difficoltà di avere dati di sintesi nel marasma delle informazioni, ma in questo caso la riflessione è inversa. Quasi naturalmente il nuovo modello 2.0, che premia la presenza e la visibilità, ci porta ad avere meno paura della protezione delle  informazioni di analisi, di scenario, di trend. Anzi, si cerca la modalità per diffonderli e farli conoscere.
  2. La rete  è un luogo in cui si possono sincronizzare mondi che nella realtà hanno velocità diverse , è un luogo in cui i conflitti si acuiscono e si manifestano con maggiore frequenza e intensità, perché maggiore è libertà di espressione, ma poi si riesce con altrettanta facilità a ricomporre il conflitto; c’è più spazio e più libertà anche nella mediazione.
  3. Da una indagine del GFC (Monica Fabris) è risultato che il 54,9% degli italiani usa internet e il 49,2% usa i social network. Questo fa si che chi accede a internet non è più un utente ma un canale che comunica contenuti e esperienze. Probabilmente non ci sono dati di confronto, ma lo scenario forse anche solo un anno fa era diverso. Questo fenomeno mi ha fatto ricordare uno dei risultati dell’Osservatorio nazionale sul turismo giovanile, che ho curato: solo un anno fa, nell’edizione 2009, l’utilizzo dei social network era relegato agli adolescenti, che attraverso il concetto di community riuscivano a muovere flussi turistici verso aree o destinazioni, con ad esempio degli snowboarder dell’Appennino. A distanza di un anno, nell’edizione 2010, ho riscontrato che il 51% dei genitori che usano il web per organizzare il viaggio con i loro figli, prende informazioni attraverso i social network.
  4. Su internet è possibile barare, ma in un sistema così complesso non puoi avere tutte le variabili sotto controllo e questo rappresenta un sistema di autoregolamentazione molto importante per la credibilità del sistema. Chi usa internet dopo una fase di estrema cautela, prende confidenza con la rete. Questo superamento della paura e l’enfasi sulle potenzialità favorisce la propensione al nuovo. C’è quindi contrariamente a quanto viene comunicato una fortissima tensione dal basso all’innovazione sociale, con una grande disponibilità a cambiare.
  5. Molta attenzione è stata posta al valore delle parole, necessario ogni volta che si descrive qualcosa nuovo o in continuo cambiamento. Non è solo un’abitudine sviluppata con l’enfasi al web semantic. Riporto alcune puntualizzazioni: internet non è più uno strumento, un media è qualcosa di molto più complesso. Paola Fabris preferisce per definire il tema delle sue analisi usare il termine societing anzichè marketing; secondo Carlo Infante la rete non favorisce la condivisione in collettività, ma consente di riaggregare gli elementi in connettività.
  6. infine la fruizione della rete è molto legata a quello che succede fuori dalla rete; internet è profondamente integrato nella realtà.  Ad esempio se succede qualcosa di importante e significativo nel mondo reale, la rete diventa il primo strumento di approfondimento e condivisione. I casi relativi alle manifestazioni in Iran dopo le elezioni, o le reti di car sharing organizzate dai viaggiatori sulla rete durante il blocco dei voli dovuti all’eruzione del vulcano islandese, bene rappresentano questa tendenza. Questa continuità, che pone gli individui dentro e fuori dal virtuale senza soluzione di continuità, ha una sua ricaduta forte sulle potenzialità di impatto di internet nel migliorare contesti locali. Questa relazione con il territorio è stata concretizzata attraverso l’esempio di TagBologna, presentata da Michele D’Alena, che collega gli eventi dentro e fuori la rete, un servizio informativo, la spinta aggregativa dei social network e quella di chi vive Bologna e la sua offerta di iniziative culturali e sociali.

Prossimamente Internet better tourism.

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