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Bologna e il marketing territoriale a tempo di musica (e web 2.0)

bolognaCon piacere osservo che anche la mia (amatissima) città riscopre il desiderio di promuovere le sue eccellenze. Recentemente ho partecipato al Tag Bologna camp, nato dalla bella iniziativa Tag Bologna, laboratorio di marketing territoriale nel web 2.0 riservato agli studenti del Corso di Laurea Magistrale in Scienze della comunicazione pubblica e sociale dell’Università di Bologna.

Che cosa ho visto? Ho visto soprattutto giovani menti, fresche e entusiaste, che si confrontavano su diversi temi, tutti incentrati sulle reali peculiarità di Bologna e sulle modalità più efficaci per promuoverla onlife e offline.

Interessantissimo a mio parere l’intervento di Alberto Cottica di Kublai, un progetto promosso dal Dipartimento per le politiche del Ministero dello sviluppo economico che ha l’arduo e affascinante compito di colmare un gap che nelle nostre esperienze di marketing territoriale abbiamo diverse volte riscontrato sul campo: il complesso e farraginoso rapporto tra i “creativi”, coloro cioè in grado di organizzare eventi, manifestazioni, festival ecc. determinanti per animare la città e renderla attrattiva e vivace, e coloro che invece si occupano della selezione e del finanziamento degli eventi (siano esse istituzioni pubbliche o private, stakeholders coinvolti a vario titolo ecc.).

Spesso infatti  l’animazione delle città non tiene conto dei contributi che  potrebbero  dare, ad esempio, direttori di festival di nicchia, piuttosto che designer, artisti, musicisti, stilisti ecc.

Questo perchè? Quelli di Kublai (e anche noi) si sono accorti che molto dipende da come i progetti vengono costruiti, da quali soggetti sono coinvolti e dalle modalità più efficaci che rendendo il progetto creativo attrattivo a 360° (per i curatori, per gli artisti, per i finanziatori e, dulcis in fundo, per residenti e turisti).

Questa iniziativa a mio avviso colma effettivamente quella che possiamo chiamare scarsa comunicabilità tra soggetti  che , verosimilmente  hanno interessi, obiettivi e risorse diverse. Ma ciò non significa che forme di collaborazione non possano essere fruttuosamente intraprese. Iniziative come quella di Cottica e il suo team pare proprio funzionino perchè realizzano un collegamento culturalmente arricchito che traduce ciò che il creativo ha progettato in piani economicamente e dialetticamente ineccepibili per gli stakeholders.

Chi può beneficiare di un interlocutore di questo tipo? Di sicuro i finanziatori, che sulla base di progetti ben progettati (con precisa indicazione delle risorse economiche necessarie, business plan ecc.) possono contare su una struttura solidamente costruita e presentabile anche ad ulteriori partner; le città, che beneficiano di progetti altamente qualificanti per il territorio e aumentando quindi l’attrattività potenziale (sia per quanto riguarda l’attrattività turistica sia per la polarità economica); ed infine quelli che definiremo genericamente “artisti”, professionisti cioè che spesso faticano a vedere implementate le loro (seppur brillanti) idee.

Concludo con una frase di Richard Florida, guru delle città creative: “Today the terms of competition revolve around a central axis: a nation’s ability to mobilize, attract, and retain human creative talent. Every key dimension of economic leadership, from manifacturing excellence to scientific and technological advancement, will depend on this ability.” (tratto da “The flight of the creative class”, 2006).

Bologna ha molte potenzialità in questo senso. Guardate qui

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