Nell’ambito della ristorazione abbiamo osservato che tre sono i macrotrend emergenti:
- il “su misura”
- la nuova socialità
- il modello “trust your customers”
Ma vediamo di spiegare meglio i concetti con tre nuove formule viste in giro per il mondo.
Come caso emblematico per la ristorazione su misura scopriamo la nascita in California del Pomme bebè bar, ovvero un bar solo per i bambini, dove pappe e frullati sono scrupolosamente biologici e serviti in miniporzioni al bancone del bar su coloratissimi seggioloni girevoli.
La qualità e la freschezza del cibo di Pomme Bébé (ordinabile anche online), è quindi la base per convincere le mamme della salute dei piatti proposti ai bambini. I menù, rigorosamente composti da cibi basati sul concetto della stagionalità, sono realizzati cuocendo gli alimenti a temperature non troppo elevate, affinché le proprietà degli alimenti rimangano qualitativamente ottimali.
Il concetto della formula è quindi: fatto come te lo preparerebbe la mamma a casa, con amore e rispetto della materia prima, con in più la possibilità di un luogo di incontro, gioco e passatempo per mamme e bambini.
Le persone hanno poi sempre più bisogno di ritrovarsi al di fuori della propria abitazione in uno spazio che in tutto e per tutto riproduca alcuni elementi tipici della vita casalinga. Seguendo il macrotrend di questa nuova socialità è nata in Francia la catena di punti vendita Alice delice, luoghi dove alla tradizionale vendita di prodotti alimentari pret-a-porter come the, infusi, cioccolate, utensili e libri di cucina, è stata integrata l’atmosfera di casa, attraverso un’apposita e fornitissima cucina dove, se vogliono, i clienti possono cucinare per gli amici o frequentare veloci corsi a tema.
Un luogo di ritrovo ribattezzato con l’invitante nome di “spazio complice”, che si propone di diventare l’ estensione della propria casa fuori di casa, dove scambiare pareri e consigli sulla passione comune per il cibo e la gastronomia.
Infine, il terzo macrotrend: scopro con sorpresa essere nato da un’idea di uno dei miei gruppi musicali preferiti: i Radiohead. Tre anni fa uscì in effetti il loro ottavo disco intitolato In Rainbows. Ebbene, i quattro di Oxford, in epoca di polemiche sulla scarsità di vendite di dischi e il download selvaggio con metodi peer to peer, si inventarono una formula geniale anche se apparentemente rischiosa: lasciare la libertà ai propri fan di scaricare liberamente il loro disco dalla rete (e non venderlo nei negozi di dischi). Gli ascoltatori avevano la possibilità di scaricarlo in maniera completamente gratuita oppure donare quello che ritenevano più giusto. Fu un successo tale da diventare modello per una nuova modalità di interazione con i propri clienti: il cosiddetto trust your customers.
Avere fiducia nei propri clienti è un modo per farli sentire importanti, sicuri del fatto di ricevere un prodotto e un servizio di sicuro ottimale, visto che chi lo offre vuole che sia tu, alla fine, a fare il prezzo.
Qualcuno l’ha chiamato neuromarketing (poiché sentire che qualcuno si fida di noi rilascia nel corpo ossitocina, sostanza che ci fa stare bene), ma senza dilungarci in spiegazioni troppo complicate passiamo al caso “trust your customers” fra i ristoranti nel mondo. Il primo che nelle sere di mercoledì e giovedì ha lasciato la libertà di conto ai propri clienti è stato il ristorante “Penn Central” a Poole, città di centomila abitanti a sud-ovesti di Londra.
Ma il modello è stato talmente apprezzato da far nascere non solo i ristoranti paghi-quanto-vuoi ma anche forni, come il “City bakery Cafè” in Canada, oppure addirittura il ristorante senza cibo, il BYOF, Bring Your Own Food, cioé Porta da casa il tuo cibo e mangialo qui. Ma questo l’aveva già inventato l’Osteria del Sole a Bologna!
